Ci sono parole che sembrano semplici, ma racchiudono un significato profondo.
“I WAS HERE” è una di queste.
Il taccuino d’artista I WAS HERE nasce dall’incontro tra Arbos e Nordine Sajot, e prende forma come evoluzione di un progetto artistico che riflette sul nostro modo di vivere, consumare e lasciare tracce nel mondo.
“I WAS HERE” non è solo una frase. È una dichiarazione di presenza. È il bisogno, tutto contemporaneo, di dire “io c’ero”, di fermare un momento, di trasformare un’esperienza in memoria.
Il progetto prende vita come performance fotografica: persone ritratte durante i loro viaggi, spesso in luoghi simbolo del turismo di massa, indossano o interpretano questa frase, diventando parte di un racconto collettivo. Un racconto che mette in discussione i modelli di consumo e l’urgenza di apparire, invitando a una riflessione più profonda sul significato del nostro passaggio nel mondo.
Da questa visione nasce un oggetto che porta con sé lo stesso messaggio: un taccuino.
Ma non un taccuino qualsiasi.
Un oggetto che vive, si trasforma, resta
Il taccuino d’artista I WAS HERE è pensato come uno spazio aperto, personale, in continua evoluzione.
Un luogo dove scrivere, annotare, lasciare segni. Dove le parole diventano presenza.
All’interno, post-it semplici, essenziali, da usare e condividere. Una volta esauriti, il taccuino continua a vivere: può essere ricaricato, riempito di nuovi pensieri, trasformato nel tempo.
È un oggetto che non si esaurisce nel suo primo utilizzo, ma che invita a una relazione duratura.
Un invito a rallentare, a scrivere, a dare valore ai piccoli gesti quotidiani.
Perché lasciare un segno, anche il più semplice, è già un modo per esistere.
La presentazione del progetto si terrà mercoledì 29 aprile 2026 alle ore 18, presso la prestigiosa sede della libreria PDE al Palazzo delle Esposizioni di Roma. Saranno presenti Michela Becchis, curatrice e critico d’arte, e Federico Geremei, giornalista. Interverrà Sergio Paolin, presidente Arbos.
Materiali riciclati: la materia come scelta consapevole
Nel progetto taccuino d’artista I WAS HERE, la scelta dei materiali non è solo tecnica, ma profondamente culturale.
Arbos realizza questo oggetto utilizzando carte riciclate e materiali sostenibili, in linea con una filosofia che da quarantanni mette al centro il rispetto per l’ambiente e per le persone.
La carta riciclata non è solo una scelta responsabile: è una materia viva, con una texture unica, capace di raccontare una storia. Ogni fibra porta con sé una memoria, ogni superficie restituisce una sensazione autentica.
Anche il concetto di riutilizzo è parte integrante del progetto: il taccuino diventa un contenitore durevole, pensato per essere ricaricato e utilizzato nel tempo. Un piccolo gesto che si traduce in un’idea più ampia di sostenibilità.
In questo modo, l’oggetto non è solo supporto dell’opera, ma parte del suo significato.
Arbos e gli artisti: quando l’arte entra nella quotidianità
Per Arbos, collaborare con artisti significa creare connessioni. Non si tratta solo di produrre oggetti, ma di dare forma a idee.
Di trasformare un taccuino in un racconto, un materiale in un messaggio.
Le collaborazioni artistiche nascono dal desiderio di portare l’arte fuori dai suoi spazi tradizionali e renderla accessibile, viva, quotidiana. Non più qualcosa da osservare a distanza, ma da toccare, usare, vivere ogni giorno.
In questo dialogo, l’oggetto diventa un ponte:
tra chi crea e chi utilizza,
tra estetica e funzione,
tra pensiero e gesto.
Il taccuino d’artista I WAS HERE è esattamente questo: un punto d’incontro tra visione artistica e design sostenibile.
Scrivere per lasciare traccia
Viviamo in un tempo veloce, dove tutto scorre e spesso si dimentica.
“I WAS HERE” ci invita a fare il contrario:
a fermarci,
a osservare,
a lasciare un segno.
Che sia una parola, un pensiero, una lista o un ricordo, ogni traccia diventa parte di una narrazione più grande. Una narrazione personale, ma anche collettiva. Perché, in fondo, ogni volta che scriviamo, stiamo dicendo qualcosa di molto semplice e molto potente:
io ero qui.
E forse, oggi più che mai, abbiamo bisogno di ricordarcelo.
